La Sposa Bambina

Spesso mi capita, probabilmente perché sono un caso patologico, ma questo non lo diciamo a nessuno, di essere incuriosita da talmente tante cose contemporaneamente da non saper cosa scegliere. Cosa faccio quindi? Non scelgo. Faccio tutto. La lista letture funziona anch’essa in questo modo, talvolta i libri si accumulano in una copiosa pila ai piedi del letto (mi fanno da comodino, perché il comodino non ci sta).
In tanti mi prendono per pazza, ma ho imparato a limitare il numero di letture a quante ne riesco a gestire in una volta, a variarle per genere in modo da non confondere una trama con un’altra. Talvolta addirittura leggere più libri contemporaneamente mi serve. Finché non impazzisco non vedo cosa ci sia di male.
Tutto questo antefatto lunghissimo e noiosissimo perché? Perché voglio parlare di un libro che ho finito da poco, e per spiegarne le caratteristiche devo per forza dirvi come l’ho letto e in quanto tempo.
Sto parlando de “La sposa bambina” di Padma Viswanathan.

Via con la trama:
1896, Cholopatti, India. Sivakami ha solo dieci anni quando viene promessa ad Hanumarathnam, guaritore stimato del paesino di Cholopatti. Come vuole la tradizione, non appena diventerà una donna anche biologicamente lascerà per sempre la casa paterna per trasferirsi dal suo nuovo marito, più vecchio di lei di più di dieci anni.
La bambina è pronta a lasciarsi alle spalle l’infanzia, non senza un sentimento di amarezza e terrore ad accompagnarla. Tuttavia una sinistra predizione incombe sulla serenità della futura famiglia. Sarà più saggio ascoltare gli oroscopi o affidarsi alla tecnologia moderna?
In un continuo contrasto tra tradizione e modernità, si dipana la storia di Sivakami e della sua numerosa famiglia, la bella e taciturna figlia maggiore, Thangam, il ribelle Vairum, i nipoti, la servitù, e tutto il paese.
Attraverso scelte difficili, gioie e tristezze si svelano le contraddizioni di un paese in via di sviluppo e con tanta voglia di indipendenza, ma ancora legato saldamente a cerimonie, suddivisioni di caste, riti e tradizioni a noi estranee.

Dimentichiamoci la concezione di matrimonio come atto d’amore: in India, poco più di un secolo fa, l’unione tra due persone era stipulata da un contratto tra famiglie, niente di più. Il sentimento non era nemmeno contemplato, i due promessi sposi potevano essere dei perfetti sconosciuti. La visione della famiglia era ancora arcaica, la donna, totalmente a servizio del marito, doveva occuparsi della casa e dei figli, sottostare alle decisioni del consorte e vivere nella sua casa con la famiglia acquisita.
La narrazione copre più di sessant’anni, permettendoci di conoscere una grande quantità di personaggi diversi. E’ come una finestra spalancata sull’India e i suoi costumi, da cui si possono percepire e conoscere profumi esotici, colori sgargianti, cibi prelibati e feste popolari ma anche la difficoltà della vita quotidiana, le differenze tra caste, la difficile condizione della vedovanza, il contrasto tra tradizione e progresso.
Il libro in sé e per sé mi è piaciuto, anche perché amo leggere di culture esotiche, molto differenti dalla mia. Inoltre è scritto in maniera eccellente, niente da dire.
Tuttavia ho trovato difficile arrivare in fondo a questo tomo (informazioni tecniche: 710 pagine scritte in modo piuttosto fitto, con pochi dialoghi e tanta narrazione). Per quanto la storia mi prendesse ho avuto bisogno di accompagnarlo con altre letture, leggerne poco alla volta diluendo le tempistiche. Risultato, per me insolito: più di un mese di lettura. Credo sia dovuto al fatto che spesso il romanzo assomigli a una descrizione. E allo stress da esami universitari.
Mi sarei aspettata più pathos forse, più avventura, più emozioni. Invece ogni pagina è il quadro di una meravigliosa quotidianità, che rende estremamente realistico ma anche di difficile digestione il romanzo.
Che dire quindi: se vi piacciono romanzi scorrevoli, da bruciare tutti d’un fiato, che abbiano un ritmo della narrazione incalzante, non  leggete questo libro. Non fa per voi. Se invece adorate perdervi nei dettagli, assaporare ogni cosa con calma, conoscere i personaggi a poco a poco, tuffarvi in un mondo inaspettato e differente, allora armatevi di buona volontà e di un foglietto in cui segnarvi tutti i nomi che incontrate. Sono tantissimi, a pagina cinquecento comincia a diventare difficile ricordarli tutti.
Per i termini indiani non c’è da preoccuparsi, in fondo al libro c’è un utilissimo glossario in cui vengono spiegati uno ad uno.

Buona avventura!




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