Il Cavaliere d'Inverno

Qualche giorno fa stavo girovagando dentro una libreria  – il mio sport preferito – leggendo titoli, accarezzando copertine, drogandomi della  sensazione di essere circondata da pagine potenzialmente leggibili, e cercando di resistere alla tentazione di comprare qualcosa (fa sempre bene testare il proprio autocontrollo), quando a un tratto l'ho visto, "Il cavaliere d'Inverno", di Paullina Simons.
Mi stava aspettando su uno scaffale defilato, con la sua copertina intrigante. Ne avevo già sentito parlare bene qua e là nel web, la trama mi ispirava, così ho mandato al diavolo ogni buon proposito e me lo sono portato a casa. Lettura bruciata in pochi intensi giorni. Che dire, la storia mi ha coinvolto molto, è scorrevole e densa di emozioni, che l’autrice riesce a comunicare in modo impeccabile.

Riassumo brevemente la trama:

Tatiana vive un’esistenza tranquilla con la sorella Dasha, il fratello gemello, i genitori e i nonni in un piccolo appartamento del Quinto Soviet, a Leningrado, nella Russia di Stalin. Una mattina però una grave notizia sconvolge la famiglia: i tedeschi stanno invadendo la Russia, la guerra è alle porte. Il caos dilaga.
Mentre Tatiana esplora sconfortata la città in cerca di generi alimentari ancora disponibili, un’incontro provvidenziale riaccende in lei un barlume di speranza: Alexander, giovane soldato dell’Armata Rossa, si offre di aiutarla. I due sin da subito sembrano essere connessi da un legame profondo e inspiegabile, ma la realtà si frappone in fretta tra loro, distruggendo quei brevi attimi di complicità vissuto. La famiglia, la guerra, la Russia comunista, gli stenti travolgono il destino e i sentimenti dei due giovani, costringendoli a lottare per la propria sopravvivenza.

Non avevo mai letto della Seconda Guerra Mondiale dal punto di vista della Russia. E’ stata una scoperta interessante. Certo la guerra è sempre la guerra, uguale e  terribile in ogni parte del mondo, porta fame, malattie, criminalità, porta morte.
Ma durante l’inverno russo i cittadini hanno dovuto lottare contro un ulteriore nemico, tra i più temibili: il freddo. Cosa fare quando la temperatura si aggira parecchi gradi sotto lo zero e il combustibile per la stufa è finito?
Sono rimasta toccata dalla sapienza con cui viene raccontata la distruzione portata dalla guerra, dal coraggio dei personaggi, dai profili psicologici variegati, anche se non sempre coerenti e talvolta esasperati.

L’unica cosa che mi ha lasciata un po’ perplessa è il climax. Lasciamo al liceo le noiose lezioni sulle figure retoriche, ho ancora gli incubi, cercherò di spiegarmi in modo semplice. Questo romanzo si sviluppa in modo coerente e appassionante per due terzi del libro, generando una sempre maggiore suspance e tensione nel lettore. Poi, a un tratto, tutta la tensione accumulata scema di colpo, lasciando spazio a una sorta di “limbo di emozioni”, qualcosa che non è né carne né pesce, che fa un po’ ristagnare la lettura e l’interesse. Verso la fine tuttavia il ritmo riprende, fino a esplodere nel finale, che lascia una gran voglia di leggere il seguito (che presto sarà mio!).
Insomma, un libro che vale la pena leggere, soprattutto per le romantiche come me che si emozionano con storie d’amore travagliate e impossibili, ma non solo.

E voi che ne pensate? Avete già letto questo romanzo, o l’intera trilogia?

Mi raccomando, niente spoiler sul seguito!

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