Il Cavaliere d'Inverno
Qualche giorno fa stavo girovagando dentro una
libreria – il mio sport preferito –
leggendo titoli, accarezzando copertine, drogandomi della sensazione di essere circondata da pagine
potenzialmente leggibili, e cercando di resistere alla tentazione di comprare
qualcosa (fa sempre bene testare il proprio autocontrollo), quando a un tratto l'ho visto, "Il cavaliere d'Inverno", di Paullina Simons.
Mi stava aspettando su uno scaffale defilato, con la
sua copertina intrigante. Ne avevo già sentito parlare bene qua e là nel web,
la trama mi ispirava, così ho mandato al diavolo ogni buon proposito e me lo
sono portato a casa. Lettura bruciata in pochi intensi giorni. Che dire, la
storia mi ha coinvolto molto, è scorrevole e densa di emozioni, che l’autrice
riesce a comunicare in modo impeccabile.
Riassumo brevemente la trama:
![]() |
Mentre Tatiana esplora sconfortata la
città in cerca di generi alimentari ancora disponibili, un’incontro
provvidenziale riaccende in lei un barlume di speranza: Alexander, giovane
soldato dell’Armata Rossa, si offre di aiutarla. I due sin da subito sembrano
essere connessi da un legame profondo e inspiegabile, ma la realtà si frappone
in fretta tra loro, distruggendo quei brevi attimi di complicità vissuto. La
famiglia, la guerra, la Russia comunista, gli stenti travolgono il destino e i
sentimenti dei due giovani, costringendoli a lottare per la propria
sopravvivenza.
Non
avevo mai letto della Seconda Guerra Mondiale dal punto di vista della Russia.
E’ stata una scoperta interessante. Certo la guerra è sempre la guerra, uguale
e terribile in ogni parte del mondo,
porta fame, malattie, criminalità, porta morte.
Ma
durante l’inverno russo i cittadini hanno dovuto lottare contro un ulteriore
nemico, tra i più temibili: il freddo. Cosa fare quando la temperatura si
aggira parecchi gradi sotto lo zero e il combustibile per la stufa è finito?
Sono
rimasta toccata dalla sapienza con cui viene raccontata la distruzione portata
dalla guerra, dal coraggio dei personaggi, dai profili psicologici variegati,
anche se non sempre coerenti e talvolta esasperati.
L’unica
cosa che mi ha lasciata un po’ perplessa è il climax. Lasciamo al liceo le
noiose lezioni sulle figure retoriche, ho ancora gli incubi, cercherò di
spiegarmi in modo semplice. Questo romanzo si sviluppa in modo coerente e
appassionante per due terzi del libro, generando una sempre maggiore suspance e
tensione nel lettore. Poi, a un tratto, tutta la tensione accumulata scema di
colpo, lasciando spazio a una sorta di “limbo di emozioni”, qualcosa che non è
né carne né pesce, che fa un po’ ristagnare la lettura e l’interesse. Verso la
fine tuttavia il ritmo riprende, fino a esplodere nel finale, che lascia una
gran voglia di leggere il seguito (che presto sarà mio!).
Insomma,
un libro che vale la pena leggere, soprattutto per le romantiche come me che si
emozionano con storie d’amore travagliate e impossibili, ma non solo.
E
voi che ne pensate? Avete già letto questo romanzo, o l’intera trilogia?
Mi
raccomando, niente spoiler sul seguito!


Commenti
Posta un commento