Io prima di te
Ho comprato “Io prima di te” di Jojo Moyes dopo averlo
scorto una, due, tre, dieci, cento volte in libreria, che mi occhieggiava con
la sua copertina pulita e il nome in rilievo. Vi è mai capitato di essere
attratti a pelle da un volume, senza sapere perché? A me è successo con questo
libro, forse anche per il nome dell’autrice, alle mie orecchie un po’ esotico.
Però per lungo tempo non mi sono decisa ad aggiungerlo alla mia libreria per
diverse, inutili, ragioni: non sto a spendere soldi, ho già tante cose da
leggere, magari non mi piace, non ho tempo.
Quando poi l’ho acquistato credevo di affrontare una lettura
leggera, una storia spensierata. Non so nemmeno cosa di preciso mi abbia
suggerito quest’idea, non conoscevo nemmeno la trama… Cantonata abissale, avevo
sbagliato tutto. Grande errore non averlo letto prima!
Era da un po’ che non mi capitava di rimanere sveglia fino a
tarda notte per finire un libro. “Io prima di te” mi è entrato dentro, ha
sfondato le barriere dei miei pregiudizi e mi ha fatto conoscere uno dei
percorsi più belli e commoventi che io abbia mai letto. Perché sì, questo
romanzo è un percorso, esteriore e interiore, che coinvolge sia i due
protagonisti (entrambi, ma in due direzioni diverse, se così si può dire…) sia
il lettore, che inevitabilmente partecipa, riflette, piange, cresce.
Trama:
Will Traynor è un importante uomo d’affari,
vive nella City, ha una fidanzata bellissima e una vita soddisfacente. Ama le
avventure, vivere esperienze fuori dal comune. E’ un uomo d’azione. Finché un
incidente lo costringe su una sedia a rotelle, privandolo della sua straripante
gioia di vivere. A trentacinque anni Will è l’ombra di se stesso, cinico, scontroso,
solo. Di certo non si aspetta che da un giorno all’altro una giovane
stravagante e piena di energia entri
nella sua vita senza chiedere permesso. Louisa, detta Lou, all’apparenza pagata
per fargli da aiutante, lo travolge con i suoi modi bizzarri, con la sua vita
scombinata e i suoi vestiti originali.
Tra i due nasce e si consolida un rapporto
che va ben al di là di quello datore di lavoro-impiegato. Nei sei mesi previsti
dal contratto Will e Lou compiono insieme un cammino che cambierà profondamente
entrambi in modi del tutto inaspettati. Basteranno sei mesi per rivoluzionare
la loro personale concezione della vita?
Non so da
dove cominciare. Davvero. E’ difficile parlare a cuore aperto di un libro del
genere, si ha la sensazione di mettere a nudo sé stessi, perché tra chi legge e
il libro avviene un mutuo scambio: alcune pagine ti si depositano nell’anima, e
alcuni brandelli di sé rimangono indissolubilmente legati allibro.
La trama di
per sé non presenta, almeno in partenza, elementi di straordinaria originalità.
Anzi, come già detto si potrebbe pensare a una storia un po’ banale. Gli
ingredienti ci sono: la ragazza
sempliciotta e ingenua, l’uomo bello, intelligente, ricco, il fidanzato dalla
presenza un po’ scomoda, le famiglie ingombranti.
Tuttavia
l’autrice affronta di petto, e con estrema serietà, alcuni temi delicati: la
disabilità, l’eutanasia, il diritto di amare, ma anche quello di fare le
proprie scelte. Will Traynor non è più l’uomo di un tempo, giovane rampante con
un ottimo lavoro e prospettive rosee per il futuro. E’ sciupato, non si cura,
vive senza entusiasmi, non prova più gioia per nulla. Il trauma psicologico che
può essere causato da un incidente come quello di cui è vittima il protagonista
viene descritto con estrema attenzione. Will non può più fare nulla di ciò che
amava, lavorare, viaggiare, fare sport, per lo più estremi. Non gli sembra
nemmeno più di vivere. Si sente rinchiuso in un corpo che non sente più suo,
un guscio danneggiato di nessuna
utilità.
Louisa
d’altra parte probabilmente non ha ancora scoperto la vera se stessa. Abituata
a vivere la sua pacifica esistenza in un
raggio di pochi chilometri, non si accorge di quante possibilità ci
possono essere al di fuori della sua zona di comfort. Sembra barcamenarsi tra una
serie infinita di abitudini, dai monotoni appuntamenti col suo ragazzo, sempre
nello stesso locale, ai weekend passati a leggere (per quanto a volte possa
essere fantastico avere come unica occupazione e preoccupazione un libro!),
alla solita routine familiare.
I due
personaggi hanno molto da insegnarsi l’un l’altro, considerando i loro
background profondamente differenti. Da una parte Will, che prima dell’incidente
aveva fatto della perfezione una filosofia di vita, deve imparare a godere di
più delle piccole cose, a scorgere gli aspetti positivi in ogni situazione, a
vivere in modo pieno ma quieto. Dall’altra Louisa deve affrancarsi dalla
propria mentalità di “ragazza di paese”, ingenua e ignara di ciò che potrebbe
scoprire mettendo il naso fuori di casa.
Non ho
compreso fino in fondo, invece, il rapporto tra Louisa e sua sorella. Da quanto
apprendiamo, infatti, Lou è sempre stata messa in ombra dalla sorella
amica/nemica, l’intelligente di casa, il fiore all’occhiello della famiglia.
Tuttavia già nelle prime pagine del
romanzo notiamo delle contraddizioni: Treena ha lasciato l’Università a causa
di una gravidanza inattesa frutto di una relazione fugace, ora vive in casa dei
genitori, affidandogli il piccolo Thomas
mentre lei è a lavoro. Poi, nel momento di maggior difficoltà per la famiglia,
quando il padre è disoccupato, decide con un brillante tempismo di tornare
all’Università, di fatto rendendo la sorella responsabile del pagamento dei
suoi studi. Ora, sarò anche all’antica, ma non mi sembra un comportamento
particolarmente degno di lode. La figlia in gamba? Con la testa sulle spalle?
Mah, insomma… Inoltre mi confonde
persino il carattere di Treena, che a volte appare tanto egoista e altre
generosa.
Altri
personaggi, come i genitori di entrambi i protagonisti, sono un po’ incolori,
incarnano semplicemente gli stereotipi relativi alle rispettive classi sociali. Patrick, il fidanzato storico
di Lou, è un po’ grottesco: me lo immagino come uno di quei palloni gonfiati
che compaiono spesso nei film americani e chiamano la propria ragazza “baby”
tutto il tempo.
Ho
apprezzato invece il personaggio di Nathan, l’infermiere che si occupa di Will
e delle sue esigenze mediche quotidiane. E’ serio, professionale e amichevole.
Sa qual è il limite tra vita privata e lavoro e si guarda bene dal superarlo,
nonostante ciò si è affezionato a Will e lo tratta come un amico. A lui e a
tutti coloro che svolgono lavori del genere va tutta la mia ammirazione: prendersi cura di una persona malata per
diverse ore al giorno, con la consapevolezza che tale persona potrebbe non
sopravvivere a lungo, deve essere emotivamente
difficile.
Da brava
studentessa di Ingegneria, uno degli aspetti che mi ha colpito del libro è
l’illustrazione accurata di come ogni spostamento possa diventare difficoltoso
per un disabile, sia all’interno della propria casa che fuori. Una
pavimentazione sbagliata o malmessa può compromettere la deambulazione, persino
a causa di piccoli dettagli che durante la progettazione non sempre vengono in
mente.
Basta una
fuga un po’ troppo larga tra le mattonelle, un corrimano a altezza sbagliata,
una rampa troppo ripida, uno sterrato, ed ecco che un’area può diventare
totalmente inaccessibile per un disabile. Ne ho approfittato per documentarmi
meglio in tale ambito, e devo dire che ho scoperto l’esistenza di una miriade
di attività che possono essere accessibili o adattabili per diversamente abili,
dalle più tradizionali alle più spericolate.
[fine inciso nerd]
Via via che
si prosegue nella lettura diventa sempre più difficile staccarsi. Le scoperte
che fa Louisa, la tensione che cresce, le difficili decisioni che si troveranno
a prendere i personaggi, sono tutti ingredienti che calamitano il lettore,
trascinandolo impetuosamente verso il finale.
A libro
terminato ci si sente un po’ cambiati. Grazie alle riflessioni dei personaggi
sorgono spontanei interrogativi sulla propria vita, sul proprio mondo… Sto
vivendo al massimo delle mie capacità? E’ proprio questo ciò che voglio? Sto
sprecando il mio tempo?
Ogni tanto
fa bene cercare di rispondere a queste domande, e ricordarsi che la vita è una
sola, e che il tempo è un bene prezioso e non ne va sprecato nemmeno un
secondo.

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